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La
famiglia delle Passifloraceae comprende 18 Generi, tra cui il genere
"Passiflora",
a sua volta suddiviso in "Sottogeneri", che, oggi, comprendono
520 specie riconosciute ufficialmente.
Il nome 'Passiflora'
dato formalmente da Leonard Plukenet nel 1696, deriva dalle parole
latine 'Flos Passionis', fiore della passione, con riferimento alla
passione di Gesù Cristo.
Tale nome era in uso da parecchi anni e probabilmente fu attribuito
a questi rampicanti dai primi missionari che seguirono i viaggi di
Cristoforo Colombo.
Ad essi, suggestionati dalla accesa volontà di convertire i
popoli americani, non sarà sembrato vero di 'vedere' in un
fiore di quel continente i segni della Passione.
Guglielmo Betto, nel suo libro 'I frutti tropicali in Italia' cita
un 'Erbario o Storia Generale delle piante' di Pietro Antonio Michiel
pubblicato tra il 1553 ed il 1565 nel quale è presente la P.
già allora coltivata in Italia.
Linneo adotta il nome Passiflora
nel 1735 in Systema Naturae ed in Species Plantarum del 1753 ne descrive
23 specie.
I luoghi d'origine della Passiflora
sono per il 95% dei casi Centro e Sud America: terre basse, foresta
amazzonica, Ande sino a 3000 m ed oltre; il restante 5% ha origine
in U.S.A.(incarnata e lutea), Asia, Australia e Nuova Zelanda, per
un totale di circa 20 specie. |
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La conoscenza del luogo d'origine è essenziale per la scelta
e la coltivazione delle passiflore: in relazione al luogo d'origine
si potrà decidere se coltivare in piena terra, in vaso, in
serra, o addirittura, in qualche caso, rinunciare come per le Tacsonia,
originarie delle alte Ande da 2500 m ed oltre, resistenti a temperature
più basse in inverno, ma sicuramente soccombenti al primo
caldo torrido estivo, specie al sud, per il quale non esiste alcuna
difesa sicura.
Le dimensioni e lo sviluppo delle varie Specie sono, inoltre, strettamente
correlati alla zona in cui crescono: le piante della foresta pluviale
raggiungono grandi altezze per arrivare alla cima degli alberi ove
trovare la luce del sole necessaria per la fioritura e la fruttificazione;
quelle conviventi con vegetazione bassa rimangono, invece, di modeste
dimensioni.
Nella quasi totalità dei casi la P. è un rampicante,
legnoso o erbaceo, fornito di viticci, perenne, ad eccezione di
un paio di casi di piante annuali. Il sottogenere Astrophea comprende,
invece, diverse specie di piccoli alberi o cespugli, in cui i viticci
sono assenti o sostituiti da aculei. Sia che siano poste in piena
terra sia in vaso le passiflore hanno bisogno di terreno il più
possibile simile a quello che trovano in natura. In relazione a
quanto ora detto per la coltivazione in piena terra si consiglia
di impiantare la Passiflora
vicino ai muri perimetrali della casa, o vicino i muretti di recinzione
del giardino, dove, sicuramente, si trova terreno povero e pieno
di detriti, che creano le condizioni ideali di drenaggio.
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Sabbioso, povero, assolutamente drenante; pH possibilmente neutro,
o, al più, leggermente alcalino, da 6.5 a 7.5. Per la coltivazione
in vaso, ognuno ha la sua "ricetta miracolosa" in merito
al terriccio, anche se, in pratica, tutti sono pienamente concordi
sulle caratteristiche sopra dette (sabbioso, povero,....); ciò
che varia è la scelta dei componenti da utilizzare (perlite,
vermiculite, pomice, sabbia di fiume - terriccio pronto a base di
torba, terra di giardino - humus di lombrico, stallatico) e le percentuali
di utilizzo degli stessi. |
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In
generale la temperatura minima invernale non deve essere inferiore
a 5-10 °C per la maggior specie, anche se alcune hanno bisogno
di temperature maggiori e altre invece sopportano anche basse temperature.
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Tra le tecniche colturali l'annaffiatura è spesso ritenuta
la più facile e, forse, la meno importante: niente di più
falso, in special modo nel caso della Passiflora!
Per le piante in piena terra, ovviamente, le annaffiature saranno
soltanto ad integrazione, ove necessario, di quella che piove dal
cielo! In ogni caso, un importante principio (sia in piena terra
che in vaso) da tenere sempre presente è "non innaffiare
se il terreno non si è asciugato"; secondo principio:
"le annaffiature devono essere abbondanti ed uniformemente
distribuite su tutto il terreno o tutto il vaso"; usare, quindi,
la rosetta per l'annaffiatoio e regolare il diffusore della lancia
sulla posizione "a pioggia". Nella coltivazione in vaso
per capire se si è data la giusta quantità d'acqua,
innaffiare fin tanto che si vede defluire l'acqua nel sottovaso;
in piena terra attendere che l'acqua cominci a ristagnare: a tal
fine, in ambedue i casi, la somministrazione dell'acqua deve avvenire
lentamente.
Va ricordato, inoltre, che l'eccedere nell'annaffiatura non induce
le P. a produrre un forte e largo apparato radicale. Infine, tenendo
presente l'ambiente umido in cui normalmente vivono le
, è buona norma, durante la stagione secca, spruzzare con
un vaporizzatore le piante, evitando di bagnare i fiori.
Per quanto riguarda la frequenza ("solo a terreno asciutto!")
ricordarsi:
un vaso di terracotta traspira e, quindi, la terra asciuga prima,
quello di plastica non traspira; se il terreno o il vaso sono sottoposti
alla massima insolazione la terra asciugherà prima; se la
terra di coltivazione è, come deve essere, altamente drenante,
il terreno asciugherà più rapidamente.
Riguardo la concimazione non vi è un concime particolare,
se il terreno è fertile si somministrerà solo in aggiunta
quello che manca in base ad eventuali sintomi della pianta. |
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| Nel genere Passiflora
non vi è un periodo specifico perché le specie e gli
ibridi sono tantissimi, per cui avremo fioriture invernali, primaverili,
estive, autunnali. |
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Da seme o da talea a fine estate, propaggine.
Impollinazione.
In piena terra, ovviamente, di norma provvedono alla bisogna gli insetti
impollinatori. Il problema si pone per le piante coltivate all'interno
o in balconi/terrazze in città, dove difficilmente o, comunque,
non in numero sufficiente si registra la presenza degli insetti; in
tal caso bisogna provvedere con la impollinazione manuale se si vogliono
ottenere frutti. Con l'utilizzo di un piccolo pennello morbido si
raccoglie il polline dalle antere di un fiore aperto, per poi strofinarlo
sullo stigma di un altro fiore; l'operazione va fatta dopo mezzogiorno
o nel primo pomeriggio (quando il polline è ben maturo) e in
condizione di assenza di umidità o, peggio, di pioggia.
Va ricordato, infine, che alcune specie sono autoincompatibili, e,
pertanto, il polline deve essere raccolto dal fiore di un'altra pianta
della stessa specie, spesso di clone diverso: se non si dispone di
un'altra pianta uguale, il polline della tanto vituperata caerulea
può essere usato con successo, almeno per quanto riguarda la
fruttificazione in sé: i semi contenuti nel frutto sviluppatosi
se seminati, ovviamente, non produrranno piante uguali alla madre,
ma un ibrido di caerulea. |
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Afidi: attaccano foglie e fiori. Si eliminano lavando
la pianta con sapone di Marsiglia o nei casi estremi trattandola con
insetticidi specifici.
Virus del mosaico del cetriolo: questa malattia si manifesta in inverno
e primavera e colpisce, deformandole e macchiandole, le foglie della
pianta. La lotta è di natura preventiva. In questo caso l'uomo
resta pur sempre il maggiore responsabile, seppure involontario, della
diffusione delle virosi, non solo con la moltiplicazione agamica delle
piante adulte, ma anche tramite gli attrezzi che normalmente vengono
utilizzati. |
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Il
missionario Padre Giacomo Bosio nel 'Trattato sulla Crocifissione
di Nostro Signore' del 1610 aveva descritto i simboli della passione
di Cristo presenti nei suoi fiori. Nella tradizione i 3 chiodi sono
rappresentati dai 3 stigmi, la corona di spine dalla corona dei filamenti,
i 5 petali ed i 5 sepali simboleggiano i 10 apostoli rimasti fedeli
a Gesù Cristo, l'androginoforo richiama la colonna della flagellazione
ed i viticci ovviamente rappresentano i flagelli; le 5 antere sono
le 5 ferite; la leggenda ha trovato altri riferimenti, altre fantasiose
e suggestive analogie. (Maurizio Vecchia).
Le specie utilizzate a scopi medicinali sono la P.
caerulea, la P.
incarnata e la P.
edulis. L'infuso, lo sciroppo e l'estratto
fluido delle parti verdi essiccate hanno proprietà sedative
del sistema nervoso, antispasmodiche, curative dell'insonnia e dell'isterismo.
L'infuso di foglie e fiori vengono utilizzati per la psicoastenia..
Le specie coltivate per i profumati frutti eduli (maracujá,
come sono chiamati nei Caraibi), dal sapore delicato sono la P.
antioquiensis, la P.
coccinea, la P.
edulis, la P.
laurifolia, la P.
ligularis, la
P. maliformis, la P.
membranacea, la P.
mixta, la
P. mollissima, la P.
nitida e la P.
vitifolia. |
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Passiflora
actinia, Hook. (1843) proviene dalle zone
montuose del Brasile, ha una fioritura eccezionale con fiori bianchi
e filamenti blu, sopporta brevi gelate (min. – 3°C).
Passiflora
alata, Curtis (1788),originaria del Brasile,
Perù, porta grandi foglie e fiori rosso intenso, profumati,
Giugno-Ottobre. Ai fiori seguono i frutti, commestibili, gialli
a maturazione e di forma ovoidale. Rusticità limitata solo
a zone climatiche miti (min. 5°C.)
Passiflora
amethystina, Mikan (1825), originaria del
Brasile, porta foglie e fiori grandi, malva scuro-porpora, si differenzia
poco dalla P.violacea,
adatta a zone miti (min. 5°C.).
Passiflora
antioquensis, Karst.(1859), Tacsonia, originaria
delle zone montuose della Colombia e in particolare della zona di
Antioquia, da cui il nome. I fiori sono grandi, rosa scuro, seguiti
da frutti molto buoni (min. 5°C.).
Passiflora
aurantia, Forster (1786), originaria del
Queensland ed è specie di lontana introduzione, i fiori sono
bianco-rosato e arancio, è pianta adattabile nella zona degli
ulivi, (min.7°C).
Passiflora
caerulea, L.,/1753), originaria del Brasile,
Argentina, specie semirustica ma adattabile anche nei climi medio-freddi,
aiutando gli esemplari giovani con pacciamature al piede nel periodo
invernale. I fiori sono solitari, lievemente profumati. Questa specie
ha dato seguito a molti ibridi interessanti, (min.-15°C).
Passiflora
capsularis, L. (1753), Decaloba, originaria
del Sudamerica, porta piccoli fiori bianchi a stella, (min.5°C).
Passiflora
coccinea, Aubl.(1775), del Venezuela, le
Guiane, Bolivia, Brasile, ha foglie grandi ovate, i fiori sono rosso
scarlatto, grandi. Viene anche coltivata per i frutti ovali, gialli
o arancioni, apprezzati in Sudamerica. Specie che può crescere
solo nelle regioni più calde del sud, (min. 12°C).
Passiflora
coriacea, Juss (1805), Decaloba, originaria
del Sudamerica, ha un fogliame particolare e piccoli fiori “coriacei”
verde-giallino, (min.5°C).
Passiflora
edulis, Sims.(1818), “Purple Granadilla”,
originaria del Sudamerica, ma si ritrova il tutto il mondo, coltivata
e spesso naturalizzata. Non ama un clima particolarmente caldo,
soprattutto se si vogliono vedere i frutti. I fiori sono grandi,
bianco porpora, profumati, i frutti sono ovoidi, violacei striato
di verde a maturazione, (min. 5°C.).
Passiflora
holosericea, L., (Decaloba), 1753, originaria
dell’America centrale e Sudamerica, i fiori sono piccoli,
bianco e giallo-arancio, profumati, (min.10°C).
Passiflora
incarnata, L.(1753) originaria del sudest
degli U.S.A, specie molto vicina alla P.
edulis, ma questa è possibile coltivarla
anche nei climi freddi. Durante l’inverno la parte epigea
secca per ricomparire in primavera. I frutti sono buoni da mangiare
ma non squisiti come quelli della P.
edulis, (min.-15°C).
Passiflora
laurifolia, L.(1753) “Water lemon”,
il luogo d’origine sono le Antille, la costa orientale del
Venezuela, Brasile e dell’Amazzonia peruviana, è specie
vigorosa, i fiori sono larghi e profumati, bianchi e blu, seguono
frutti ovoidi, polpa bianca acquosa marcatamente acidula, (min.10°C).
Passiflora
ligularis, Juss.(1805) “Sweet Granadilla”,
dell’America centrale, Venezuela, Bolivia, di crescita vigorosa,
coltivata per i grandi frutti a polpa bianca molto dolce, la cui
coltivazione è molto diffusa ai tropici, (min. 5°C.).
Passiflora maliformis, L.(1753), “Sweet Calabach”, originaria
delle Antille, Colombia, Ecuador, Venezuela, di sviluppo vigoroso,
porta fiori bianchi e porpora, profumati, seguono frutti ovoidi
durissimi, per cui si sono meritati anche il nome di “Granadilla
de piedra”, la polpa è arancione, con sapore che ricorda
quello dell’uva.
Passiflora
manicata, Juss,(1807), Tacsonia, originaria
delle Ande, Venezuela, Colonia, specie cha ha forse i fiori scarlatti
più brillanti di tutte le varietà a fiore rosso, (min.0°C).
Passiflora
mollissima, Juss.(1811) Tacsonia, “Banana
passion fruit”, originaria dell’America centrale, viene
coltivata sia per i grandi fiori penduli rosa intenso sia per i
frutti, le frutta sono grandi bacche ovoidali giallo carico a maturazione,
simili a una piccola banana, (min.2°C).
Passiflora
quadrangularis, L.(1759), “Giant Granadilla”,
originaria dell’America tropicale, è una delle specie
più belle, sia per il fogliame che per i grandi fiori profumati..
E’anche una delle specie più coltivate per i grandi
frutti, grandi come un uovo di oca e squisiti. Per una buona produzione
di frutti però è necessario che vi siano più
piante vicino, (min. 12°C).
Passiflora
racemosa, Brot.(1871), originaria del Brasile,
è una delle specie più belle coltivate e molto utilizzata
dagli ibridatori. I fiori sono grandi e, come dice il nome, a racemo,
caratteristica molto singolare per questo Genere, rosso porpora
che si aprono in successione, (min.7°C).
Passiflora
tucumanensis, Hook. (1839), originaria dell’Argentina,
Bolivia, Paraguay, porta fiori bianchi e azzurri, coltivabile anche
in climi medio freddi, (min. -10°C.)
Passiflora
umbilicata, Griseb (1893), originaria dell’Argentina,
Bolivia, Paraguay, ad aletezze di 2400-3000 metri, porta fiori caratteristici
color porpora, (min. 0°C).
Passiflora
vitifolia, Kunth (1817), Tacsonia, nativa
dal Nicaragua al Perù, con foglie simili a quelle della vite,
i fiori scarlatti appaiono lungo tutta la pianta, dal basso all’alto.
I fiori attraggono le farfalle, (min.10°C).
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